Città Mondo

Giu

11

Città Mondo

Le imprese culturali rappresentano una parte importante del mondo delle piccole e medie imprese italiane.  Del resto, aggregare tante piccole realtà – nei settori più vari, dal tessile, al manifatturieri ai servizi – può aiutare a costruire un valore aggiunto di sistema.
Mentre infatti si conferma la crisi delle grandi industrie storiche, la nostra resta l’economia delle piccole e medie imprese, dei distretti industriali e delle migliaia di attori del “made in Italy” (il terzo marchio più conosciuto al mondo dopo Coca-Cola e Visa, l’unico a non avere una proprietà). Lo sappiamo. Non sappiamo abbastanza invece, che in questi anni noi siamo stati capaci, forse del tutto inconsapevolmente, di trasferire questa propensione alla micro-imprenditorialità ai cittadini di origine straniera che scelgono di investire il loro futuro in Italia.

Prendiamo il caso di Milano. Un recente rapporto della Camera di Commercio parla di confortanti dati di crescita delle imprese (+0,5%), trainate da cittadini di origine straniera. Sono quasi 285mila le imprese milanesi di cui un quarto (24,2%) con una titolare donna, il 10% con un titolare under 35 e l’11,2% con un titolare (o un controllo) che è un cittadino milanese di origine straniera. Secondo questo rapporto, le aziende condotte da cittadini di origine internazionale sono quelle che dimostrano la maggiore vivacità; rappresentano una nuova impresa iscritta su cinque (quasi 32mila in tutto), e tra le ditte individuali la crescita raggiunge l’8,5%. Nella media del periodo 2011-2014 il valore aggiunto è stimato in crescita (+1%), il doppio di quello promosso da cittadini autoctoni del 2011 (+0,4%), e questo si deve proprio al fatto che Milano ha ormai compiuto il suo ciclo della multi-culturalità.  Milano come molte altre città italiane e europee è diventata a tutti gli effetti una Città-Mondo, una città cosmopolita non solo nei linguaggi, ma nelle culture dell’abitare e del lavoro, che è riuscita a trasformare questa variegata energia in un grande impulso allo sviluppo. 

Il patrimonio rappresentato dalle comunità internazionali presenti in Italia, dalla loro disponibilità al rischio di impresa, dalla rete internazionale delle loro relazioni, dalla loro capacità di fare comunità, è ancora inimmaginabile. Senza nulla togliere ai grandi problemi di integrazione e di accesso ai diritti elementari che ancora affliggono l’Italia nei confronti dei cittadini stranieri, a partire dal mancato riconoscimento di una cittadinanza piena per i cittadini italiani di origine straniera e per i loro figli; senza nascondere le nostre ingiustificabili arretratezze nella concessione dei permessi di soggiorno e nella persistenza di luoghi invivibili come i centri di identificazione ed espulsione; resta il fatto che dovremmo fare molto di più per rendere visibile lo straordinario contributo che essi offrono già alla produzione e alla cultura del nostro Paese.
Aiutare i cittadini italiani di origine straniera a uscire da un’immagine obsoleta eppure di facile comunicazione, che attribuisce loro il ruolo marginale e ghettizzante di “questuanti di diritti”, e riconoscere loro una funzione fondamentale di arricchimento della cultura complessiva del nostro Paese, grazie alle loro tradizioni rivissute e arricchite nel vivo delle nostre città, grazie alle relazione che questi cittadini italiani mantengono con i loro Paesi di origine.  Il continuo intreccio di legami tra le diverse culture che animano una città può portare all’auto-generazione di eventi di portata straordinaria.

La multiculturalità è infatti una dimensione fondamentale e irreversibile delle nostre città che ci fa capire che non possiamo tornare indietro; e che abbiamo la possibilità oggi di lavorare con risorse diverse, più ridotte, ma pure con immense e nuove opportunità.